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Il Parco del Cilento e del Vallo di Diano
Se ci si allontana da Paestum si può fare un’escursione nel territorio del Parco Nazionale del Cilento, secondo parco in Italia per dimensioni, che si estende dalla costa tirrenica fino ai piedi dell'appennino campano - lucano, comprendendo le cime degli Alburni, del Cervati e del Gelbison, nonché i contrafforti costieri del M. Bulgheria e del M. Stella. Alle straordinarie emergenze naturalistiche, dovute alla notevole eterogeneità del territorio, si affiancano il carattere mitico e misterioso di una terra ricca di storia e cultura: il richiamo della ninfa Leucosia, alle
spiagge dove Palinuro lasciò Enea, dai resti delle colonie greche di Elea
e Paestum, alla splendida Certosa di Padula.
Il Parco si estende dalla costa tirrenica fino ai piedi dell'appennino campano - lucano, comprendendo le cime degli Alburni, del Cervati e del Gelbison, nonché i contrafforti costieri del M. Bulgheria e del M. Stella, mostrando più di ogni altro una forte peculiarità,derivante dall'estrema ampiezza ed eterogeneità del territorio da esso coperto. Di conseguenza fortemente caratterizzate da altrettanta eterogeneità anche le caratteristiche ecologiche del territorio, con la presenza di ambienti praticamente inalterati che si alternano alle aree fortemente modificate di centri urbani e di valli densamente popolate.
Il Parco del Cilento e del Vallo di Diano, risultato dell'opera combinata della Natura e dell'Uomo, rientra nella categoria dei paesaggi evolutivi (Beni Misti), essendo il risultato di eventi storici, sociali, economici, artistici e spirituali, e raggiungendo la sua "forma" attuale in associazione e risposta al suo ambiente naturale.
In una zona come quella dell’entroterra salernitano, dove le attività rurali e zootecniche continuano ad avere una funzione preminente rispetto al terziario e all’industria, sarebbe quasi un delitto non puntare sulla definitiva affermazione dell’Enogastronomia tipica e del Turismo rurale, cercando di emulare i successi che quest’attività lavorativa è riuscita a ottenere nel centro-nord del Paese.
L' evento intende creare un progetto che contribuisca a rafforzare quel connubio tra economia agricola, turismo e arte che dovrebbe maggiormente caratterizzare le politiche economiche e culturali del Centro - Sud Italia.
La Campania costituisce da sempre una delle mete preferite dai viaggiatori e dagli intellettuali europei.
il cosidetto Grand Tour, le città e le coste campane si rivelano agli occhi degli appassionati viaggiatori stranieri come il naturale punto d'arrivo di un lungo itinerario artistico e culturale.
Individuata come simbolo dell'affascinante mondo mediterraneo ed "estremo" limite meridionale del Vecchio Continente, la Campania diviene così una destinazione d'obbligo per tutti quei gentiluomini e giovani borghesi nord-europei che decidono di intraprendere il"romantico" viaggio in Italia
Se gli incontri del pellegrino con le bellezze artistiche e naturali del territorio italico costituivano di fatto episodi occasionali adesso al centro dell'interesse, laico ed etnologico, del viaggiatore curioso ed erudito viene a trovarsi, nei suoi aspetti più estetici e pittoreschi, quasi l'intera penisola.
Questa dilatazione dei confini del viaggio è percepibile fin dall'epoca rinascimentale. Già allora sono molti i viaggiatori che si spingono in Campania, sopratutto gli inglesi, che attribuiscono al viaggio in Italia il valore di un'esperienza irrinunciabile nella loro formazione culturale.
Di tale esperienza essi lasciano sovente memoria scritta: finisce così con lo svilupparsi un vero e proprio filone letterario, caratterizzato da diari, lettere, notazioni a carattere privato e opere destinate alla pubblicazione, tra cui dissertazioni erudite, manuali o guide pratiche per gli eventuali futuri viaggiatori. Accanto alla scrittura si sviluppa anche una specifica arte grafica e figurativa, che si concentra sopratutto sul genere vedutistico: disegni, incisioni, dipinti finiscono con il fissare stereotipi più duraturi di paesaggi, città e monumenti della "bella Italia".
Lo stesso Hoby ci fa sapere che, dopo aver studiato italiano a Padova, aveva preferito, proprio per amore della lingua, sfuggire alle compagnie inglesi e recarsi nell'Italia meridionale.
La passione per l'Italia, sopratutto meridionale, da parte dei viaggiatori inglesi non viene meno neppure di fronte ai continui pericoli che un protestante necessariamente correva in un paese controriformista. Nel 1638, ad esempio, John Milton. a proposito del suo soggiorno napoletano, riferiva come Giovanni Battista Manso, illustre letterato che gli faceva da guida in città, si era scusato con lui per non potergli dedicare tutta l'attenzione che avrebbe voluto, in quanto l'eccessiva frequentazione di un protestante avrebbe potuto causargli problemi con l'Inquisizione.
La vera scoperta del Sud si ha tuttavia con il filosofo George Berkeley. In particolare il suo secondo viaggio, iniziato nel 1716, rivelerà nuovi orizzonti alla letteratura stessa del Grand Tour. I suoi interessi superano infatti i canoni consueti e gli stereotipi consolidati: le pagine dedicate al "tarantolismo", ad esempio, rilevano un'attenta osservazione dei fenomeni etnografici. In questo più ampio ventaglio d'interessi e in questa spinta verso una natura felice, in cui si va facendo strada il mito del buon selvaggio, Berkeley non si ferma a Napoli, ma tocca anche gli altri centri della Campania
osservando le campagne, le colture, la produttività del terreno, l'organizzazione sociale. Alla fine, nella ricerca di un felice equilibrio tra natura e storia, egli scopre l'isola d'Ischia, traduzione reale della sua utopia: il clima tiepido, le dolci brezze marine, la campagna ridente e fertilissima, le fumarole, i fanghi, le acque termali ne fanno un vero paradiso, mentre dalla cima del monte Epomeo si gode " la più bella veduta del mondo, perchè oltre alle isolette lì attorno si afferra con un solo sguardo tutto il tratto d'Italia che, lungo trenta miglia, va dal promontorio di Antium a Capo Palinuro. Omero e Virgilio hanno cantato diversi luoghi di questa costa, toccata dagli avventurosi viaggi dei loro eroi". Tutto dunque è armonia in questo lembo di terra e il mito, senza prevaricare la natura, si fonde con questa.
Johann Joachim Winckelmann viene in Italia per vedere le testimonianze dell'arte antica e in particolare della scultura greca, dalla quale trae spunto per diffondere il nuovo canone estetico del classicismo che nell'arte greca trova il suo modello ispiratore. In questo percorso è naturalmente attratto dal Sud e in particolare da Napoli, i cui dintorni pullulano di interessantissime scoperte. Winckelmann sarà infatti tra i primi a diffondere presso i propri connazionali notizie sui ritrovamenti emersi dagli scavi. Vede anche i templi di Paestum, prime autentiche testimonianze di architettura greca, e matura il desiderio di vederne altre in Sicilia e nella stessa Grecia. Egli non potrà andarci direttamente ma si avvarrà dei resoconti trasmessegli dal barone von Riedesel nel corso del suo viaggio attraverso la Sicilia e la Grecia: tale corrispondenza verrà pubblicata anonima nel 1771.
Prima ancora di Goethe, dunque, il Grand Tour ha intrapreso nuovi percorsi.
Nel "Voyage pittoresque" si realizza anche un equilibrio tra natura e storia che trova nel senso del "pittoresco" la sua chiave di lettura: una natura fatta di cascate, ruscelli, sorgenti, grotte, in cui l'uomo è raramente presente e, se lo è, assume le sembianze calme del pastore intento ad adempiere ai suoi riti secolari nella luce del crepuscolo. Nella natura così rappresentata la storia si inserisce attraverso la scoperta e il recupero dell'antichità, che, nell'età dell'Illuminismo, assume il valore di un'era in cui il rapporto con la natura non è stato ancora contaminato dal sopravvivere di una civiltà corruttrice. Di questo universo il Sud rappresenta dunque l'ultima spiaggia.
Pianti un albero ed esso cresce lussureggiante in brevissimo lasso di tempo forte e alto: gli ci appoggi una vite ed essa diventerà forte come un tronco e i suoi tralci si allungheranno in alto ad abbracciare la chioma dell'olmo; l'olivo se ne sta nella sua modesta bellezza, sulle pendici dei monti, da questi protetto; il fico, sotto la grande foglia, si gonfia d'umori, rigoglioso, sul ramo benedetto; di fronte splende nella valle assolata l'arancia, e sotto il bosco degli alberi da frutto ondeggia il frumento, la pianta di fagiolo oscilla, in ricca, amena promiscuità. Il lavoratore raccoglie per tre volte dallo stesso terreno frutta e uva e frumento in abbondanza: e tutto è rigogliosa, eternamente giovane forza".
Seume sembra dunque riallacciarsi a una diversa tradizione: quella, mai del tutto estintasi, dei viandanti, "ultimi eredi del pellegrino medioevale e primi interpreti di una vocazione romantica" (Cesare De Seta, L'Italia nello specchio del Grand Tour, in "Storia d'Italia", Einaudi). Nella sua "Passeggiata" egli mette in risalto il territorio più che l'arte: alle grandi città, agli itinerari più battuti, il singolare viandante preferisce infatti le campagne, i piccoli centri agricoli, i percorsi inusuali. In questa ricerca è completamente assente il senso del "pittoresco" a vantaggio di un sostanziale realismo, critico e disincantato: lo stesso entusiasmo di Seume per la Campania è scevro da indulgenze contemplative e sembra più che altro nascere da una positiva valutazione della fertilità di questa terra, dispensatrice di doni, e del modo sapiente in cui i vantaggi della natura vengono qui messi a frutto.
Nasce cioè il "turismo" moderno, con le sue prime forme di organizzazione, e il viaggio diventa sempre più una merce, un prodotto.
Sono ancora una volta gli inglesi a detenere il primato in tal senso, come già agli inizi del Grand Tour. Anche in questa nuova fase Napoli e la Campania si imporranno per lo splendore dei paesaggi, le grandi mete archeologiche, i colori, la luce, le sorgenti termali, le bellezze artistiche, arricchite dagli echi ancora vivi del mito che proprio i grandi viaggiatori stranieri dei secoli passati avevano contribuito a formare.
CAPACCIO
I prodotti agricoli
L’agricoltura ha sempre costituito l’occupazione principale della popolazione capaccese. L’aumento demografico dei primi anni del Novecento fu una delle prime cause della protesta dei contadini che chiedevano più terra da coltivare. I loro interessi si scontrarono con quelli dei proprietari terrieri, i quali privilegiavano, invece, l’allevamento brado delle bufale sui terreni incolti.
Capaccio e il suo circondario rientrò nella riforma agraria, infatti fu concessa più terra ai contadini e così il paesaggio si trasformò perché tutti quei terreni incolti e abbandonati vennero trasformati in terreni fertili e coltivati. Oggi come allora, i maggiori prodotti agricoli di Capaccio sono l’olio, il vino, tabacco e fichi, l’allevamento dei bovini in particolare delle bufale dalle quali si trae latte e mozzarella.
PAESTUM
Paestum è collocata al centro dell’ampia piana del Sele.
La zona già abitata in età preistorica, fa sì che alla fine del VII secolo a.C., sì presentasse agli occhi dei coloni greci, un facile approdo e un’importante via di comunicazione perché era già popolata, ricca di acque, con terreni fertili e con un’ottima posizione geografica.
Ascea è situata nell'area meridionale della provincia di Salerno, su un colle da cui si gode un'ampia vista sulla costa e sulle rovine dell'antica città di
Velia.
La colonia era cinta da mura lunghe oltr otto chilometri ( il doppio di quelle di
Poseidonia) ed era provvista di due torri che si eregevano ai lati di una porta. Gli scavi condotti in una prima insula hanno portato alla luce marmi, sculture, i resti di una torre, di un grande complesso termale risalente al II secolo d.C., di una villa urbana d'epoca romana e di una probabile basilica paleocristiana. In una seconda insula sono invece emersi un porticato, un grande criptoportico rettangolare del I secolo a.C. e inoltre erme e statue di medici legati al culto di Apollo guaritore e discendenti della scuola pitagorica. Sempre all'interno di questa insula esisteva un luogo sacro ad Ascelpio formato da un pozzo e da un boschetto sacro (l'attuale giardino pensile). Una strada collegava la città con il porto situato presso il fiume Palistro e con l'altro, più lontano, sull'Alento.
Nota per il buon clima, che la rendeva luogo di soggiorno preferito dai ricchi e da uomini illustri, tra cui perfino Cicerone, Velia non aveva un ampio e fertile retroterra, e costruì quindi la sua fortuna essenzialmente sul commercio e sull'attività marinara.
I monumenti più importanti di Ascea e dei suoi dintorni sono costituiti quasi esclusivamente da edifici di carattere religioso. Della Chiesa di
Castellamare della Bruca, che nel Seicento e nel Settecento era dedicata, come la parrocchiale, a San Nicola, si sa che crollò nel 1616 e che, ricostruita e ristrutturata più volte, fu donata nel Novecento allo Stato per essere adibita ad antiquarium.
La Chiesa di San Nicola ospitava la Confraternita del Rosario e custodiva alcune statue raffiguranti San Nicola, la Madonna del Rosario, Santa Maria delle Grazie, una tela in cui era ritratta la Madonna di Costantinopoli fra Santa Caterina e Santa Lucia, un'icona della Madonna del Carmine fra San Francesco e Sant'Antonio e una tavola raffigurante la Madonna del Rosario. Le prime notizie dell'organo si trovano nei documenti riguardanti la visita pastorale del 1735, mentre al coro viene fatto riferimento a proposito della visita del 1746.
La voce più importante dell'economia di Ascea è il turismo, attivo sopratutto a Marina di Ascea. Ad attrarre i visitatori in questa località, tuttavia non è solo la bellezza del mare, ma anche la ricchezza del patrimonio archeologico e il buon livello delle strutture ricettive. Altra risorsa economica importante del paese e delle sue frazioni è l'agricoltura, i cui prodotti principali sono l'olio e le castagne. Da ricordare le attività artigianali legate al settore dell'edilizia.
PADULA
Beni Ambientali: gli Alburni con il massiccio del Cervati (1.889 metri), il
fiumeTanagro, la natura incontaminata nella valle.
Specialità locali: vino, conserve alimentari, “cavatelli”, “fusilli”, piatti di legumi (ceci, lenticchie, cicerchie, fave, fagioli e piselli) e di carni cotte alla brace, “chiusure” di generosa frutta fresca, formaggi (freschi e stagionati), insaccati, crespelle, nocche e struffoli cosparsi di miele, “zeppole” di
San Giuseppe.
La nascita si fa risalire al IX-X secolo quando la popolazione, cessata la furia demolitrice dei Saraceni, preferì sistemarsi sulla collina meno elevata e più prossima ai collegamenti della via consolare, dove ancora sorge Padula. Le notizie storiche disponibili confermano l'esistenza di Padula dopo l'anno mille, facendo a volte riferimento anche ad un insediamento sui monti come quello di Mandrano. Alla nascita di Padula certamente non furono estranei i monaci Basiliani, come stanno a testimoniare la chiesa di S. Nicola alle Donne ed i ruderi dell'antico Monastero di S. Nicola al Torone. Nel 1296 Tommaso II Sanseverino entrò in possesso di Padula. La sua attenzione fu poi attratta dal sito in cui sorgeva la Grancia di S. Lorenzo dell'Abate di Montevergine. Nel 1305 ottenne, per permuta con l'Abate Guglielmo, tutti i beni della Grancia e li donò ai Certosini di S. Brunone. Con l'atto stipulato il 28 Gennaio 1306 incominciava a sorgere il primo nucleo della Certosa, che nei secoli assunse le grandiose dimensioni che ancora oggi è possibile osservare. Nel periodo risorgimentale, sebbene madre di molti spiriti liberali, ha conosciuto la tragica fine dei trecento seguaci di Carlo Pisacane.
Il Cilento è uno dei territori più estesi e belli di tutta la regione. Il mare che bagna le sue coste è certamente il più limpido e pulito, il più ricco e sorprendente dell’intera Campania, tanto da meritarsi negli anni molte annotazioni positive e altrettante bandiere blu che segnalano il disinquinamento delle acque. Il percorso che seguiremo vi farà conoscere i piccoli paesi che si affacciano sul mare e vi condurrà in luoghi che talvolta paiono sospesi nel tempo, tra leggende e miti, tra grotte e insenature, uliveti e macchia mediterranea.
Ancora oggi i miti si confondono con le certezze della storia a dare anima e mistero ad un paesaggio dolce e movimentato: Palinuro ed Enea, Ercole e i Vastasi (giganti del monte della Stella), l'arcangelo Michele e i dolmen di San Mauro Cilento, la sirena
Leucosia, sepolta, si racconta, nei pressi di Castellabate.
Ma non solo. Lungo il percorso, sarà impossibile non soffermarsi sulle innumerevoli torri di guardia, frutto dell'azione di difesa delle popolazioni costiere contro le incursioni saracene, costruite dai privati e da università prima del 1566, e dopo questa data per ordine del Regno di Napoli, lungo tutto il litorale da Paestum a
Policastro. Oggi molte di esse si sono trasformate in lussuose residenze private, o in locali alla moda.
In tutto, dunque, circa ottanta chilometri di costa che regalano lunghe strisce di spiagge, alla foce dei principali corsi d'acqua,
l'Alento e il Mingardo, scogliere e falesie anche spettacolari come
Punta Tresino vicino Agropoli, protetta anche in mare da una zona di tutela biologica, di
Punta Licosa, delle Ripe Rosse di Montecorice e soprattutto della Costa degli
Infreschi.
Alta Valle del Bussento
E' un'area del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ubicata all'estremo sud della Campania, è delimitata dal bacino idrografico del
Bussento, dai monti Centaurino e Carbone,
nonché dalla fascia costiera del Golfo di Policastro. "Un armonioso disegno del mare, sulle cui coste e colline una mano generosa ha lasciato cadere una pioggia di
perle".
Questa descrizione è una delle tante attestazioni che giustamente esaltano la bellezza di questa zona, indubbiamente fra le più suggestive del Cilento e non solo.
Chi visita quest'area non potrà che rimanere affascinato dal suo incantevole mare, dai suoi piccoli quanto suggestivi borghi medievali nei quali le memorie storiche sono presenti in ogni angolo,
e dalla natura ancora del tutto incontaminata.
In questa terra dai forti contrasti e dall'incomparabile bellezza, il visitatore si lascerà condurre attraverso un itinerario ove storia, natura e arte si confondono continuamente.
La flora e composta da faggi, roverelle, lecci, ornielli, roveri, agrifogli, tassi, campanula napoletana, pioppo bianco, salice bianco e papavero cornuto.
La fauna comprende pesci (trota, triotto e lampreda di fiume), anfibi (rana, raganella, salamandra pezzata, e salamandrina dagli occhiali), rettili (ramarro, biacco e cervone), uccelli (coturnice, nibbio reale, gracchio coralllino, averla, colombaccio, tordo e beccaccia) e mammiferi (alcune specie di pipistrelli, lontra e gatto selvatico).
L'area è completamente aperta alle escursioni (con le limitazioni e i divieti imposti dalla legge per i Parchi).
Come arrivare: Seguendo l'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscire allo svincolo di Padula-Buonabitacolo e proseguire sulla Strada Statale 517 in direzione di Sapri.
Note
Il territorio si trova nel Parco Nazionale del Cilento (quindi con i limiti e i divieti che la legge impone) e nelle Comunità Montane Bussento e Vallo di Diano. Per le sue specificità, il Progetto Bioitaly ha individuato nella zona un Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.).
Fiume Calore
A 750 metri di altezza media e lungo le vallate scavate dall'alto corso del fiume Calore e dei suoi affluenti, copre 600 ettari e rientra nel territorio del Comune di
Montella e della Comunità Montana del Terminio-Cervialto.
La flora è caratterizzata da foresta mista con faggi, agrifogli, lecci, castagni e roverelle.
La fauna è caratterizzata da anfibi (ululone a ventre giallo e salamandrina dagli occhiali), mammiferi (lontra, gatto selvatico e lupo), rettili (saettone, natrice e orbettino) e uccelli (allodola, calandro, averla e tottavilla).
L'area è completamente aperta alle escursioni.
Come arrivare: Si raggiunge dall’Autostrada Napoli-Bari, uscita Avellino est, proseguendo per la ss Ofantina, direzione Lioni.
Note
L'area di 600 ettari a 750 metri di altezza media rientra nel territorio di Montella e della Comunità Montana del Terminio-Cervialto. E' stata definita Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.) dal Progetto Bioitaly. Completamente aperta alle visite, consente escursioni di grande interesse naturalistico.
Valle del Calore
L'Alta valle del Calore Salernitano rientra nella Comunità Montana del Calore Salernitano, una della comunità più grandi della Regione Campania.
L'estensione complessiva della Comunità è di circa 60.000 ettari, di cui circa 50.000 ricadenti in zona montana.
Questa area prende il nome dal fiume Calore che nasce dalle pendici del monte Cervati e attraversa il territorio di molti comuni del comprensorio.
Il suo corso fino al comune di Roccadaspide è tortuoso e spettacolare, per poi divenire più lento e regolare e immettersi, infine, nel fiume Sele.
Il territorio e le caratteristiche geografiche di questa zona sono piuttosto varie, si passa infatti dalla fertile pianura di
Capaccio-Paestum, alle ricche colline di uliveti e vigneti di Castel San
Lorenzo, passando per i contrafforti montuosi di Roccadaspide, con i suoi famosissimi castagneti, per giungere ai circa 1900 metti del monte
Cervati, la vetta più alta della Campania, senza dimenticare le estese zone collinari.
Valli alluvionali, strette gole, antiche grotte con vistosi fenomeni carsici.
Testimonianze preistoriche e archeologiche, borghi medioevali, monumenti di architettura civile e religiosa, scorci naturalistici di bellezza inimmaginabile.
Visitare questa comunità montana significa immergersi in una dimensione dove natura, arte, tradizioni e storia si fondono in un mirabile connubio.
La flora è caratterizzata dalla tipica macchia mediterranea, faggi, lecci, roveri, roverelle, lentischi, eriche, salici bianchi, pioppi bianchi, tassi, agrifogli, orchidee e papaveri cornuti.
La fauna costituisce l'habitat di pesci (barbo, triotto e lampreda di mare), anfibi (raganella, salamandra pezzata, rana, tritone, salamandrina dagli occhiali, ululone a ventre giallo), mammiferi (lupo, gatto selvatico, lontra e varie specie di pipistrelli), rettili (ramarro, natrice, saettone e cervone) e uccelli (lanario, falco pecchiaiolo, nibbio reale, martin pescatore, falco pellegrino, nibbio bruno, ghiandaia, biancone, averla, beccaccia, gufo reale e tordo).
L'area è completamente aperta ale escursioni, ma con l'obbligo di osservare le limitazioni e i divieti imposti ai Parchi.
Come arrivare: Si raggiunge percorrendo l'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, con uscita al casello di Battipaglia percorrendo la Strada Statale n.18.
Note
E' un Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.) individuato dal Progetto Bioitaly nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano; un'area di 360 ettari a 700 metri di altezza media che si ramifica nella valle fluviale del bacino idrico iniziale del fiume Calore.
Fiume Sele
L'Alta Valle del Sele, con i suoi paesaggi incantevoli, la bontà delle sue "Cento Sorgenti" ed il suo splendido fiume, offre queste sue bellezze a quanti ricercano, nel turismo, la genuinità del territorio e la cordialità di popolazioni civili ed ospitali.
L'importanza storica, naturalistica ed archeologica di queste zone rappresenta il supporto ideale ad un turismo che riporti la gente alla riposante serenità di chi solo nella natura può ritrovare, in un sereno relax,
i valori dell'esistenza. Si tratta di un'area di 135 ettari a 150 metri di altezza media che comprende il bacino e l'alveo del fiume Sele.
Nelle specificità paesaggistiche e ambientalistiche rientrano anche le sorgenti naturali termo-minerali di
Contursi, un centro termale attrezzato e molto frequentato.
L'area consente di ammirare scorci paesaggistici e naturalistici di grande bellezza.
La flora è composta da salici, pioppi bianchi, lecci, castagni e roverelle.
La fauna comprende mammiferi (gatto selvatico e alcune specie di pipistrelli), rettili (biacco, cervone, saettone e ramarro), anfibi (salamandra pezzata, salamandrina dagli occhiali, tritone e ululone a ventre giallo) e uccelli (calandra, martin pescatore, falco pellegrino, gallinella d'acqua e nibbio reale).
L'area è completamente aperta alle escursioni.
Come arrivare: Si raggiunge dall'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria uscita Contursi Terme.
Note
La zona, che rientra nei territori delle Comunità Montane Terminio-Cervialto e Alto e Medio Sele, e che interessa i Comuni di Caposele, Calabritto, Valva, Oliveto Citra, Colliano, Contursi e Teora, comprendendo provincia di Avellino e di Salerno, è stata individuata dal Progetto Bioitaly come Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.).
Alta Valle del Torrente Tammarecchia
E' un area di 160 ettari a 500 metri di altezza media lungo il corso del Tammarecchia, affluente del fiume Tammaro.
La flora comprende lecci, roverelle e ornielli.
La fauna comprende in particolare: nottole, calandri, cicogne bianche, martin pescatori, albanelle, nibbi reali, biacchi, saettoni, ululoni, tritoni crestati, barbi e arborelle.
L'area è completamente aperta alle escursioni.
Come arrivare: Si raggiunge dall'autostrada Napoli-Bari, uscita al casello di Benevento, proseguendo per la nazionale S.S. 88
Note
L'area, definita Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.) dal Progetto Bioitaly, si snoda lungo il corso di un affluente del fiume Tammaro. La zona consente di ammirare splendidi scorci naturalistici e paesaggistici e ricade nel territorio della Comunità Montana dell'Alto Tammaro.
Lago di Letino
L'area si trova all'interno del Parco Regionale del Matese e della Comunità Montana Matese, interessando i territori di Letino, Prata Sannita e Valle Agricola. Occupa 60 ettari a 1.200 metri di altezza media della valle alluvionale percorsa dal tratto alto del fiume Lete.
La flora è composta da foreste di faggio, tasso, leccio, pioppo bianco, agrifoglio e salice bianco.
La fauna comprende mammiferi (gatto selvatico e alcune specie di nottole), pesci (barbo e trota), anfibi (tritone crestato, ululone a ventre giallo e salamandrina dagli occhiali), rettili (biacco e ramarro) e uccelli (gallinella d'acqua, gufo reale, picchio rosso, nibbio reale, falco, biancone, gracchio e beccaccino).
L'area è completamente aperta alle escursioni.
Come arrivare: Si raggiunge dall’Autostrada Roma – Napoli, uscita Caianello, proseguendo verso Pietra Vairano.
Note
E' un'area definita dal Progetto Bioitaly, Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.). E' di modesta dimensione (soltanto 60 ettari), rientra nel Parco Regionale del Matese e nel territorio della Comunità Montana Matese. L'area consente di fruire di scorci paesaggistici e naturalistici di grande suggestione.
Boschi dei Monti Picentini
Sono 65 ettari d 700 metri di altezza media che investono il territorio dei Comuni di
Acerno e Giffoni Valle Piana, nella zona settentrionale della provincia di Salerno e nel Parco Regionale dei Monti Picentini. L'area si sviluppa lungo un corso caratterizzato da un tratto montano molto ripido.
La flora è caratterizzata da lecci, roverelle, ornielli, cerri, faggi, salici bianchi, tassi, pioppi bianchi, agrifogli e specie di praterie.
La fauna comprende pesci (trota), anfibi (ululone a ventre giallo e salamandrina dagli occhiali), rettili (orbettino, cervone, saettone, ramarro e lucertola campestre), mammiferi (lupo, gatto selvatico, pipistrelli) e uccelli (beccaccia, aquila reale, gufo reale e tordo).
L'area è completamente aperta alle escursioni.
Come arrivare: Si raggiunge dall'autostrada Napoli - Salerno (A3), Tangenziale di Salerno ingresso Fratte proseguire per astrada provinciale da Fuorni per Giffoni Valle Piana.
Note
L'area, individuata dal Progetto Bioitaly come Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), si trova nel Parco Regionale dei Monti Picentini, nella zona settentrionale della provincia di Salerno. Interessa i Comuni di Acerno e Giffoni Valle Piana e fa parte della Comunità Montana Monti Picentini. L'area consente di percorrere numerosi sentieri naturali, con l'obbligo però di osservare le limitazioni e i divieti imposti nei Parchi e tenendo conto che talune escursioni in zone di altura richiedono preparazione, esperienza, buone condizioni fisiche e adeguato equipaggiamento.
Boschi dei Monti Picentini
L'Alta Via dei Monti Picentini è un complesso di Sentieri Naturali e di percorsi che culminano ai 1.809 metri del Monte
Cervialto. Il territorio della Comunità Montana dei Monti Picentini è caratterizzato da un sistema orografico con numerosi piani tettonici carsici tra cui ricordiamo il
Polverracchio, Piano del Gaudo e Piano Acernese. A questo sistema montuoso è associato un territorio collinare che presenta mirabili valli e gole di particolare bellezza. Inoltre, poiché le rocce dei Monti Picentini sono costituiti prevalentemente di dolonie e calcari, si riscontra una notevole presenza di grotte, formatesi grazie all’azione delle acque di filtrazione. Tra le più note ricordiamo le Grotte dello Scalandrone (Giffoni Valle Piana), Grotta dell’Angelo (Olevano sul Tusciano) e le Grotte di Strazzarippa (Acerno). Due sono i fiumi che attraversano il territorio della Comunità Montana, il Picentino e il
Tusciano. Per chi ama camminare, immergendosi totalmente nella natura, i Monti Picentini offrono una serie di piacevoli percorsi e suggestivi itinerari, ideali per trascorrere un pò di tempo in tranquillità e respirando aria davvero salubre. Tra i percorsi più interessanti, ci sono sicuramente quelli dell’Alta Via dei Monti Picentini Itinerari, quindi, che richiedono preparazione specifica, competenza e buone condizioni fisiche, oltre che adeguato equipaggiamento. L'Alta Via dei Monti Picentini riserva aspetti di suggestiva bellezza.
La flora è caratterizzata, nella parte più alta e selvaggia, da boschi di faggio, carpino nero, acero montano, acero di Lobelius, tasso, cerro, con sottobosco di agrifoglio, biancospino, mirto, lentisco, erica arborea, bucaneve, epatica, dafne, molte orchidee selvatiche e da faggeti, castagneti secolari e nella piccola zona pianeggiante vi sono coltivazioni di nocciolo e ulivo.
In queste zone è possibile incontrare, durante un’escursione, esemplari di fauna, come il gatto selvatico, l’aquila reale e, più difficilmente il lupo, inoltre la poiana, il gheppio, lo sparviere, il nibbio bruno, il falco pellegrino, il picchio nero, l'assiolo,l'allocco,il barbagianni,la rana greca, il cervone e il saettone.
L'area è completamente aperta alle escursioni.
Come arrivare: Si raggiunge dall'autostrada Napoli - Salerno (A3), Tangenziale di Salerno ingresso Fratte, uscita Zona Industriale, strada provinciale da Fuorni per Giffoni Vallepiana.
Note
E' un complesso di circa 15 Sentieri Naturali, per i quali occorre chiedere precise informazioni agli Enti Provinciali per il Turismo di Avellino e di Salerno.
Corso del Fiume
Generalmente si ritiene che il nome Volturno derivi dal verbo latino Volvere, in riferimento alla tortuosità del tracciato, anche se altri ritengono che derivi da Vulturius (avvoltoio).
Entrato in Campania, lambisce il lato sud-occidentale del Matese, separandolo dal complesso vulcanico del Roccamonfina e dal Monte Maggiore e infine, dopo aver attraversato la Piana campana, sfocia in mare presso
Castel Volturno, formando alcuni acquitrini e due stagni salmastri che si estendono sulla sinistra orografica del fiume.
Si tratta di un'aria che si snoda serpeggiando e seguendo il corso del fiume Volturno dalla provincia di Benevento a quella di Caserta, per concludersi a Castelvolturno.
Il Progetto Bioitaly l'ha individuata come Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.).
La flora, è quella caratteristica di una zona fluviale in terreni argillosi e presenta boschetti di tamerici, di fitti canneti e, procedendo verso l'interno, di salici, di ontani e di pioppi di olivo e di mandorlo.
Sulle colline litoranee il mirto, il lentisco, abbondanti cespugli di rosmarino, le eriche e i ginepri, mentre sulle colline interne la vegetazione riprende rigogliosa; dominano i querceti.
La fauna comprende uccelli acquatici palustri e nei letti fluviali vivono cavedani, tinche, carpe, barbi, scardole ed alborelle; verso la foce si trovano cefali, spigole, anguille ed altri pesci che risalgono la corrente del fiume dal mare.
Nelle campagne ci sono molti roditori: lo scoiattolo, la lepre, il ghiro, il topolino di campagna, il coniglio selvatico; tra gli insettivori sono diffusi la talpa ed il riccio; tra i carnivori il tasso, la donnola, la faina e la volpe.
L'area è completamente aperta alle escursioni, le visite possono riservare scorci di particolare bellezza naturalistica e paesaggistica.
Come arrivare: Si raggiunge dall'autostrada Roma - Napoli percorrere la tangenziale di napoli in direzione Pozzuoli, proseguendo sulla superstrada (Statale 7 bis) direzione Roma - Mondragone.
Note
Nel territorio della Comunità Montana del Matese che comprende i Comuni di Limatola e Castelmorrone (in provincia di Benevento) e quelli (nella provincia di Caserta) di S. Maria La Fossa, Caiazzo, Capua, Grazzanise, Cancello e Arnone e Castelvolturno, è un'area di 750 ettari aFoto: Il Bussento
La caratteristica del tratto di fiume che risale in superficie dopo un lungo interramento carsico per riemergere dopo aver attraversato una montagna, ha fatto individuare questa area di 75 ettari a 70 metri di altezza media come Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.) dal Progetto Bioitaly. La visita (con l'obbligo di rispettare le limitazioni e i divieti che la legge impone nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano) si articola nella Comunità Montana del Bussento e nei territori dei Comuni di Morigerati, Santa Marina e Torre Orsaia. Nei pressi di Morigerati il fiume riaffiora in uno scenario suggestivo, per avviarsi tra la meraviglia dell'ambiente e delle rive verso la foce. Nel vallone del fiume, la presenza del corso d’acqua e le diverse esposizioni dei versanti, determinano varie situazioni vegetazionali.
La flora è composta prevalentemente da salici bianchi, carrubi, pioppi bianchi e papavero cornuto.
La fauna acquatica è per esempio caratterizzata dalla presenza di Trote, Gamberi, Granchi e dalla "Signora del fiume", la Lontra inoltre comprende pesci (triotto, clupea finta e lampreda di fiume), anfibi (rana, raganella e ululone a ventre giallo), rettili (biacco, cervone e testuggine d'acqua), mammiferi (varie specie di pipistrelli) e uccelli (tordo, succiacapre, martin pescatore, averla, tortora e gallinella d'acqua). Tra gli uccelli più significativi ricordiamo i rapaci, come il raro Astore, il Gheppio e i Nibbi. E’ inoltre presente il Corvo imperiale.
L'area è completamente aperta alle escursioni.
Come arrivare: Seguendo l'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscire allo svincolo di Padula-Buonabitacolo e proseguire sulla Strada Statale 517 in direzione di Sapri.
Note
E' un'area che il Progetto Bioitaly ha indicato come Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), aperto alle visite, ma con l'obbligo di rispettare le limitazioni e i divieti che la legge prevede per i Parchi, trattandosi di territorio che si trova all'interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
10 metri di altezza media, individuata dal Progetto Bioitaly come Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.).
CATENA-MONTE CESINA
Panorama
Si tratta di una vasta area (2.100 ettari) posta a 900 metri di altezza e individuata dal Progetto Bioitaly come Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.). Completamente aperto alle escursioni, in ciò favorite dalla rete stradale, il sito e definito come complesso di media altitudine prevalentemente calcareo con rilievi di elevata pendenza, il che suggerisce di fare particolare attenzione alle escursioni.
Molto ricca è la flora, composta prevalentemente da piante sempreverdi con leccio, olivo, carrubo e prateria (coda di topo e salvastrella).
La fauna che trova ambiente naturale per svilupparsi e composta da anfibi (salamandrina dagli occhiali), rettili (cervone, ramarro e lucertola campestre), mammiferi (gatto selvatico e pipistrello) e uccelli (colombaccio, falco di palude, averla, nibbio bruno, tortora e beccaccia).
Come arrivare: si raggiunge dall’Autostrada A1, uscita a Caianello.
Note
I 2.100 ettari si trovano nel territorio della Comunità Montana Santa Croce e dei Comuni di Presenzano, Mignano Montelungo e Conca della Campania, a un'altezza media di 900 metri. Il sito, aperto alle escursioni, e stato individuato dal Progetto Bioitaly di Interesse Comunitario (S.I.C.) e offre occasioni di scorci paesaggistici e naturalistici di grande interesse e bellezza.
Il fiume Sele
Uno dei fiumi d'Italia più belli e meno inquinati, è il Sele che nasce alle pendici meridionali di una sella tra due colli del Montagnone di Nusco, ma la sua fonte principale è considerata la ricca sorgente dl monte Paflagone che scaturisce più in basso presso Caposele.
E' una zona di 250 ettari a livello del mare, caratterizzata da un particolare ambiente e da consistente ingresso di acqua marina nella foce fluviale.
Il Progetto Bioitaly ha individuato l'area come Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.).
La flora è costituita da vegetazione fluviale, con pino domestico, salice bianco, pino marittimo e pioppo bianco.
La fauna comprende specie rare: tra i mammiferi il Rinofolo maggiore tra gli uccelli la Cicogna, la Garzetta, la Cicogna nera , il Beccapesci, il Falco pescatore, il Gabbiano comune; tra i rettili il Biacco , il Ramarro (Lacerta viridis), la Testuggine d'acqua; tra gli anfibi il Rospo smeraldino e tra i pesci la Lampreda di fiume.
Il sito è aperto alle escursioni e consente di ammirare un ambiente con caratteristiche uniche.
Come arrivare: Si raggiunge dall'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria uscita Contursi Terme.
Note
E' uno dei Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) individuati dal Progetto Bioitaly, compreso nei territori dei Comuni di Capaccio e di Eboli che rientrano nella Comunità Montana del Calore Salernitano.
Foto: Il Lago di Telese
È situato in posizione centrale nella Valle Telesina, non lontano dalle sponde del fiume Calore.
La sua forma quasi circolare fa pensare ad una origine vulcanica del lago e cioè alla bocca di un cratere estinto e ripiena d'acqua. In realtà, data l'assenza nella zona di fenomeni vulcanici, il suolo di cui è composto il Lago trae le sue origini dalla formazione di travertino, generato da sorgenti anticamente esistenti.
Buona parte del centro abitato poggia su una placca di travertino, una roccia di origine chimica, che attraversata dalle acque può sciogliersi e creare delle cavità.
Il processo di dissoluzione di questa roccia avrebbe dato origine alla conca del lago di Telese.
Il Lago di Telese si trova a 50 metri di altezza, leggermente più in basso rispetto all'abitato, dal quale si raggiunge facilmente e agevolmente per la strada che copre il chilometro circa di cammino.
La zona, con area attrezzata, è meta di gite e molto frequentata per la pesca sportiva.
La flora è composta da salici, acacie, qualche pioppo, ontano e roverella.
La fauna è costituita, soprattutto da riccio, moscardino, volpe, donnola e cani randagi, per quanto riguarda i mammiferi. Molto più nutrita è la presenza di uccelli migratori, stanziali e svernanti, come airone cenerino, folaga, marzaiola, sparviero, gheppio, fagiano, alzavola, beccaccia e beccaccino.
Come arrivare: Si raggiunge dal'autostrada A1 Napoli-Roma uscita al casello di Caianello percorrendo la Superstrda 373 Telesina Caianello-Telese-Benevento.
Note
E' un richiamo naturalistico, ambientale e paesaggistico di Telese Terme, con area attrezzata e di facile raggiungibilità.
Panorama del Vallo Di Diano
Il monte Cervati con i suoi 1898 m s.l.m. è la cima più alta della regione.
E' un monte tozzo, ampio alla base e verso la vetta troviamo dei ripidi pendii.
Il Cervati è situato nella porzione centro-orientale del Cilento e da esso diramano la catena di Monte Motola (1700 m s.l.m.) ed il Massiccio degli
Alburni(1742 m s.l.m.).
Da questi monti nascono quasi tutti i corsi d'acqua del parco nazionale. Piccoli fiumi, come il Calore o il
Tanagro, il cui corso in genere non ha subito modificazioni da parte dell'uomo.
Una zona montuosa di grande bellezza, con le sue estese foreste e i suoi pascoli, che in determinati periodi stagionali presentano una caratteristica di grande fascino: vastissime distese di lavanda, che coprono di azzurro le zone non boscate e perfino i margini delle faggete, emanando un profumo indimenticabile.
Dalle scoscese pareti e strapiombi del Monte Cervati, si gode una magnifica vista dell'intero Vallo di Diano e, tra le rupi, si apre una piccola grotta ove viene custodita la Madonna della Neve, meta di pellegrinaggio degli abitanti dei centri posti ai piedi del Monte.
Dal punto di vista della flora, siamo di fronte a un vero e proprio mosaico di paesaggi vegetali, che vanno dalla ricchissima e variegata macchia mediterranea alle pinete costiere, dalle leccete ai boschi misti di latifoglie dell'area collinare. Inoltre ritroviamo grandi esemplari di tasso e agrifoglio, di abeti bianchi sul monte Motola, ma la presenza di boschetti di betulla, relitti dei climi più freddi del passato, unici in tutto l'Appennino.
La fauna è caratterizzata da un grandissimo numero di uccelli, dal merlo acquaiolo al falco pellegrino, dal corvo imperiale al gracchio corallino. Spiccano i rapaci diurni (poiana, gheppio, nibbio reale, nibbio bruno, sparviere) e notturni (allocco, barbagianni, gufo comune, civetta). non è nidificante, ma viene spesso avvistata. E' importante anche la presenza dell'aquila reale, del picchio rosso maggiore, di quello verde, ma soprattutto del picchio nero. E non mancano ghiandaie, colombacci e beccacce.
L'area è completamente aperta alle escursioni a piedi, attraverso sentieri e mulattiere per le quali sono necessari una capacità di orientamento, conoscenza della montagna e allenamento fisico.
Come arrivare: Si raggiunge dall'autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria, uscite consigliate: Battipaglia, Campagna, Sicignano, SalFoto: Monte Terminio
Il territorio rientra nel Parco Regionale dei Monti Picentini e delle Comunità Montanane del Terminio-Cervialto e Serinese-Solofrana.
Si estende per 7.400 ettari a 1.400 metri di altezza media. Oasi naturalistica fra panorami e boschi svetta imponente la cima del Terminio, da cui si gode la vista di suggestivi panorami che comprendono perfino Paestum, Agropoli, la
Piana di Eboli e Castellabate.
Il massiccio del Terminio oltre ad essere apprezzato per la sua bellezza paesaggistica è segnalato da riviste specializzate come territorio ad alto interesse nazionale per quanto riguarda la presenza di fossili, lo rendono sicuramente uno dei luoghi più ambiti per chi è alla ricerca di salubrità e tranquillità al riparo della vita frenetica di tutti i giorni.
Il fenomeno del carsismo, molto diffuso, è artefice di una attività idrica sotterranea davvero straordinaria, che contribuisce a creare un ambiente naturale a dir poco incantevole.
La flora comprende leccio, castagno, faggio, agrifoglio, ontano e specie tipiche del pascolo appenninico (spillone del Cilento, stellina calabrese, festuca di Calabria, cresta di gallo di Wittstein, verbesco a foglia rotonda, trifoglio calabrese, e la vedovella napoletana.
La fauna comprende gatto selvatico, lontra, lupo, cinghiale, lepre, faina, volpe, airone, aquila reale, cicogna, germano reale, gheppio, cormorano, picchio, nibbio, falco, poiana, testuggine d'acqua, salamandra, tritone e lampreda.
Come arrivare: Si raggiunge dall'autostrada A16 (Napoli-Canosa-Bari) proseguire per circa 50 km in direzione Avellino e quindi uscire ad Avellino Ovest.
Note
Area dichiarata Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.) dal Progetto Bioitaly.
a Consilina.
Note
Il Massiccio del Monte Cervati rientra nel territorio dei comuni di M. S. Giacomo, Piaggine, Sanza.
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